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Conferenze Online del Progetto Raphael
INCONTRO
n° 11
| "Il
Triangolo del Dramma Greco" |
Il cosiddetto "Triangolo del Dramma Greco"
è un'utile metafora per comprendere il tipo di relazioni
che si instaurano tra individui ordinari (cioè non consapevoli
sul piano interiore e spirituale) e come tale relazioni siano di norma
controproducenti per tutti.
Questo modello di riferimento prende il nome dai ruoli che costituivano
la rappresentazione del dramma nella Grecia classica (*),
ma a ben vedere i medesimi ruoli sono ancora oggi ricoperti dagli attori
del cinema moderno così come dai personaggi dei cartoon, a significare
che sono ruoli realmente universali.
In ogni rappresentazione, infatti, troviamo una "vittima"
(il cosiddetto "innocente"),
un "cattivo" (il "carnefice"
o il "persecutore") ed
un "salvatore" (il cosiddetto "buono").
Ovviamente i ruoli non è detto siano limitati ad un singolo personaggio,
il cattivo può essere una banda malavitosa (anche se c'è
sempre un cattivo per eccellenza su cui si concentra la nostra disapprovazione
e condanna), così come la vittima può essere un
gruppo di persone, una comunità, una famiglia (ma non di
rado è rappresentata da una donna, cioè "la
dama da salvare" delle favole) e infine non e' raro trovarfe il
salvatore incarnato in una coppia di eroi (uno dei quali è
una "spalla" in appoggio, come in Batman e Robin, a rappresentare
il subarchetipo filiale dell'archetipo maggiore "salvatore").
In ogni caso ciò che è interessante notare è quanto
questi ruoli siano intercorrelati e interscambiabili
durante gli eventi della rappresentazione, ad es. il "salvatore"
può essere catturato nel tentativo di salvataggio (e dunque diventa
"vittima") e la causa diretta o indiretta di tale cattura
può essere proprio la "vittima" originale (che quindi
diventa "carnefice"), la quale però alla fine contribuirà
alla liberazione del proprio soccorritore (diventando quindi, in quel
momento, "salvatore") infine ogni tanto anche il "carnefice"
può avere un barlume di compassione o di magnanimità (incarnando
il "salvatore") e spesso si viene a sapere che è diventato
così cattivo a causa di un grave torto subito nell'infanzia
(dunque è anche una "vittima"), ecc...

Nelle favole, nelle commedie
e nei film di azione, in cui si incarnano eventi
eroici che di rado si verificano nella realtà, questi ruoli
archetipici sono definiti molto nettamente, invece nelle rappresentazioni
che si avvicinano allo svolgersi della vita quotidiana i ruoli sono più
sfumati perché più lontani dal piano dei principi,
e più vicini al piano dei fatti, laddove non esistono
più archetipi puri ma solo ruoli spuri.
Se osserviamo il modo di porci nelle nostre relazioni vediamo subito
che abitualmente ricopriamo uno dei tre ruoli: siamo
"salvatori" se tendiamo ad essere caritatevoli,
protettivi e di sostegno verso gli altri, "vittime"
se siamo le pecore nere della situazione o gli eterni
imbranati o coloro che hanno spesso e volentieri bisogno di aiuto e sostegno
dall'esterno, "carnefici" se tendiamo
a essere normativi, bastiancontrari, polemici od oppositivi
nelle discussioni.
Nelle relazioni di coppia la situazione è emblematica, e talvolta
nelle discussioni si passa da un ruolo all'altro
nel giro di pochi minuti "Io ti accuso - tu ti difendi
- ci resti male - mi scuso - tu allora controattacchi con cattiveria -
sono ferito - ti accorgi di aver passato il limite - tendi a minimizzare
- io continuo a fare l'offeso - tu ti arrabbi ancora di più
- ecc..." e non vi può essere più comprensione
di sorta.
Per uscire da questi ruoli orizzontali che sono solamente controproducenti
(in quanto si rincorrono eternamente e l'uno genera l'altro
per la legge del controbilanciamento della polarità)
è necessario compenderne la dimensione superiore e sovrapersonale
(legata alla Coscienza) ed imparare a vivere attraverso di essa.
Dimensione sovraemozionale del SALVATORE:
donare il proprio aiuto solo nell'ambito stretto
dei propri limiti (energetici, affettivi, fisici, materiali, finanziari,...)
e dopo aver provveduto ai propri bisogni. Anche in ambitro spirituale,
ad es. è essenziale prima evolvere adeguatamente a livello personale,
e solo in seguito insegnare e trasmettere ad altri ciò che abbiamo
appreso, anche se istintivamente vorremmo subito che anche gli altri beneficino
di ciò che ha fatto bene a noi (non a caso è scritto "Crescete
e moltiplicatevi"...).
Inoltre sarebbe molto importante essere disponibili
a dare solo se vi è stata una richiesta specifica a tale riguardo,
senza autoproporsi, poiché in ta modo ci assumiamo personalmente
la responsabilità della richiesta di aiuto mancante (è stato
detto "Bussate e vi sarà aperto" - "Chiedete e
vi sarà dato" per cui è bene che sia la richiesta
prima di dare... poiché spesso è anche un esercizio di umiltà
per il richiedente).
Per realuizzare la dimensione sovraemozionale del "salvatore"
è indispensabile pulire il bisogno di accettazione
e stima degli altri!
Dimensione sovraemozionale della VITTIMA:
il ruolo di "colui che necessita" può essere ricoperto
positivamente imparando ad ammettere i propri bisogni
in maniera diretta e responsabile, il posizionarsi nel ruolo della
vittima spesso infatti comporta una richiesta passiva affinchè
siano i salvatori presenti nell'ambiente a intervenire (ad es. in
una festa mi metto in un angolo aspettando che qualcuno sia colpito dal
mio stato di isolamento e venga a salvarmi), oppure una richiesta iperemozionale,
petulante, ossessiva - come quella di un bimbo affamato che piange -
e che determina nei più un senso di fastidio.
E' necessario pulire la sensazione di non essere
all'altezza di sopravvivere da soli e di non avere ricevuto sufficiente
nutrimento materno, inoltre bisogna imparare
a chiedere aiuto.
Dimensione sovraemozionale del CARNEFICE:
il "carnefice" in positivo interviene quando si impara
a dire di no e a farci rispettare (se abitualmente non siamo
in grado di farlo). Se invece la tendenza è quella di essere ipercritici
possiamo imparare ad essere oppositivi solo in seguito
ad un'elaborazione consapevole degli eventi, e a criticare
portando sempre almeno una soluzione positiva.
A questo livello è necessario pulire il proprio vissuto
emozionale di rifiuto o abbandono, altrimenti scatta la dimensione
reattiva "prima che tu mi rifiuti di nuovo ti attacco e ti rifiuto
io" e si cade nel ruolo persecutorio.
(*)
Il greco drama significa propriamente azione e deriva
da dran, fare; in senso lato il termine indica qualunque
componimento letterario destinato alla rappresentazione teatrale e comprende
quindi, oltre al dramma propriamente detto, la tragedia, la commedia,
la farsa.
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