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Conferenze Online del Progetto Raphael
INCONTRO
n° 13
In occidente al termine morte vengono comunemente associati i significati
di fine, termine, perdita, cessazione di qualcosa;
ciò dona una implicazione negativa all'esperienza
della morte, perché sostanzialmente si percepisce che
si è perso qualcosa che non potremo avere mai più! Questa
cupa prospettiva deriva dalla visione "lineare"
dell'esistenza propria dell'Occidente, percepita come
una linea con un inizio preciso ed una fine precisa, diversamente in Oriente
la vita assume un aspetto "circolare", che
vede la fine di un evento come la necessaria ed indispensabile
premessa per l'inizio di un evento nuovo.
In quest'ultima ottica ogni morte è positiva
perché permette di rinascere verso una condizione nuova,
verso un nuovo giro di spirale.
"Quello che per il bruco è la fine del
mondo
per il resto del mondo è una farfalla"
Lao Tsu
E' dunque una semplice questione di prospettiva: indubbiamente
quella che da un lato è la porta di uscita di una casa, dalla parte
opposta è la porta di entrata; la stessa identica cosa può
assumere una valenza opposta se modifichiamo la nostra visuale. Anche
nei tarocchi alla lama n° 13 (La Morte) viene assegnato il
significato di passaggio e trasformazione.

Ciò che dobbiamo apprendere nell'ambito di un percorso
evolutivo è che morire è indispensabile!
Dobbiamo permettere a vecchi concetti, abitudini, dolori, convinzioni
profonde di poter entrare in discussione e modificarsi;
non è un passaggio utile, è un passaggio - ripeto - indispensabile!
Se continuiamo a nutrire gli stessi pensieri, le stesse convinzioni e
gli stessi comportamenti che abbiamo adottato fino ad oggi è indubbio
che non ci sposteremo di un millimetro rispetto alla posizione di vita
attuale, con tutte le sue preoccupazioni e tensioni che invece vorremmo
modificare.
Certamente fa paura muoversi verso zone inesplorate ed è quindi
indispensabile avere una guida che conosca queste zone e che vi sia già
passata, ma d'altronde per andare in un posto
che non si conosce bisogna prendere una strada che non si conosce,
per raggiungere un livello di consapevolezza e benessere nuovo bisogna
adottare convinzioni e comportamenti nuovi.
La fase di transizione tra
un vecchio schema di vita ed uno nuovo, che si sviluppa progressivamente
nel corso di una terapia o di un percorso di crescita, è definita
crisi (dal latino crísis,
a sua volta deriva dal greco krisis:
"scelta, decisione, fase decisiva di una malattia"; dal
verbo krino: "distinguere, giudicare") in questa fase crollano
alcune certezze e spesso si cade in uno stato di ansia, senza capire bene
che cosa stia succedendo. E' molto importante accettare e favorire
questa crisi di cambiamento che porterà a un nuovo livello di esistenzav
(ved. anche l'incontro n°
70); se rifiutiamo di affrontare la crisi aumenterà il
divario tra corpo e anima e le nostre sofferenze si moltiplicheranno.
Nellla presentazione di un seminario di Sauro Tronconi si legge (http://www.espande.it/Seminariself/Archiviosem/crisi.html)
:
I cambiamenti vengono normalmente visti come ostacoli
destabilizzanti e vissuti con negatività e paura. Ma il cambiamento
è necessario alla vita e alla crescita dell'individuo: noi stessi,
e tutto ciò che ci circonda, esistiamo grazie ad esso. Ogni cambiamento
determina attrito ed, inevitabilmente, determina una crisi, ma ciò
è indispensabile a rendere possibile la nostra evoluzione interiore.
L'ideogramma cinese che indica la crisi è composto da due segni:
uno rappresenta il pericolo e l'altro l'opportunità.
E' una magnifica visione di qualcosa che spesso viene troppo temuto ed
evitato,
ma che fortunatamente accompagna ogni nostra attività.
Quando andiamo a cercare la luce che è dentro di noi dobbiamo
inevitabilmente attraversare quelle zone di ombra che l'hanno oscurata,
è questo il passaggio doloroso.
In occidente vi è la semplicistica credenza che un problema possa
essere risolto senza affrontarne le cause, ad esempio quando abbiamo un
sintomo spesso ci viene offerta una pasticca che è l'anti-sintomo
(anti-dolorifico, anti-piretico, anti-staminico, anti-biotico, ecc...).
In questo modo vorremmo eliminare subito il disagio senza dover passare
da una fase di aggravamento.
In realtà quando un problema è affrontato
nelle sue cause esiste sempre una fase di "apparente peggioramento",
ed è una fase terapeutica che dimostra che l'organismo sta
reagendo alla cura e sta portando fuori la causa profonda del disagio:
solo così ci sarà vera guarigione!
Il cammino della guarigione viene ben rappresentato dalla
metafora del cammino dell'eroe mitologico
(ved. incontro n° 22), che affronta mille ed una prova per arrivare alla fine alla conquista
di un bene molto prezioso (il ritorno a casa, l'amore di una
principessa, l'immortalità, un dono degli dei, ecc...).
Se sapremo trovare in noi il coraggio di proseguire anche quando tutto
sembra volerci suggerire il contrario, allora conosceremo veramente l'intima
natura di Luce e Consapevolezza della nostra Anima e del nostro Spirito.
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