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Conferenze Online del Progetto Raphael
INCONTRO
n° 16
"Il giorno che uno accetta di buon grado la morte, la abbraccia,
la accoglie, il problema è finito!
Quel giorno la morte smetterà di tormentarti.
Il tormento sta nel nostro scappare dalla morte, nel nostro averne paura.
Quando una persona si fa avanti ed abbraccia la morte, la morte ha perso,
si ritrova conquistata, perché chi abbraccia la morte diventa immortale.
La morte ora non ha più nessun potere su di lui.
Cosa può fare la morte quando l'uomo stesso è pronto a scomparire?."
Osho
Nell'incontro n° 13 abbiamo riflettuto
sulla necessità di morire per poter rinascere
interiormente, oggi prenderemo in considerazione l'evento
fisico della morte, il trapasso. Nell'attuale società
occidentale facciamo di tutto per allontanare il pensiero della fine del
nostro corpo fisico e ai bambini nessuno cerca di approfondire il tema
della morte, anzi spesso vengono addirittura allontanati dal corpo di
un parente o di un genitore deceduto, impedendogli così una completa
elaborazione del lutto. La ragione di questo "atteggiamento da struzzo"
sta nel fatto che tendiamo ad identificarci col nostro
corpo fisico, morto il quale...finisce tutto. Anche la religione
non ci viene molto in aiuto, in quanto la sopravvivenza dell'anima
si è ridotta a una mera questione fideistica e come tale o ci crediamo
ciecamente o non abbiamo alcun elemento per valutarla. Ma in effetti le
cose non stanno proprio così, da più
di vent'anni sono state fatte ricerche sul campo che ci forniscono
testimonianze stupefacenti sulla sopravvivenza post-mortem; testimonianze
che chiunque abbia fatto esperienza dell'uscita dal corpo
(viaggi astrali) non potrà far altro che convalidare.

Il Dr. Raymond A. Moody jr. ha raggiunto una notevole
fama internazionale grazie ai suoi studi sulla premorte
(N.D.E. Near Death Experience), sebbene non sia il solo e neppure il primo
ad essersene occupato. Nei suoi libri Moody precisa gli elementi comuni
che accompagnano quelle esperienze in cui una persona, pur essendo dichiarata
morta, torna nuovamente alla vita, spesso grazie alle pratiche rianimatorie.
Le testimonianze di premorte sono straordinariamente simili tra loro indipendentemente
dalla nazionalità, dal grado di cultura, dalla fede religiosa o
da altre caratteristiche distintive della persona "risorta",
inoltre esperienze analoghe si riscontrano anche in persone uscite dal
coma o che abbiano subito grossi incidenti o traumi non mortali. Vediamo
questi elementi caratteristici che, in ogni caso, non sono sempre tutti
compresenti:
- Ineffabilità: gli avvenimenti
vissuti sembrano inenarrabili attraverso i comuni costrutti logici
e verbali ("Non esistono parole per descrivere quello che ho vissuto").
- Ascolto della notizia: molte persone dichiarano
di aver sentito i medici dichiararle morte.
- Senso di pace: le sensazioni all'inizio dell'esperienza
sono generalmente molto piacevoli e serene.
- Il suono: al momento o in prossimità della
morte non è infrequente la percezione di
inconsuete sensazioni uditive (spesso un fischio, ma anche un
vento, una musica, ecc...).
- La galleria buia: percezione di percorrere rapidamente
e forzatamente uno spazio buio (per lo più descritto come una
galleria).
- Percezione del corpo: stupore nell'osservare
il proprio corpo come se appartenesse a una terza persona e percezione
da parte di quasi tutti gli intervistati di un nuovo "corpo
spirituale", imponderabile e intangibile. E' uno
degli aspetti dell'esperienza che risulta difficile da descrivere
a parole.
- Incontro con altri esseri: percezione di altri esseri
spirituali, di amici o parenti precedentemente morti, di "spiriti
custodi".
- L'essere di Luce: incontro
con una luce splendente e chiarissima, ma non accecante, che
emana un grandissimo amore e che pone una o più questione seppure
in modo non verbale (tipo "Sei pronto a morire?", "Cosa
hai fatto nella vita?", ecc...).
- L'esame della propria vita: visione del riepilogo
quasi istantaneo della propria vita in cui spesso viene sottolineata
l'importanza della necessità di imparare
ad amare e di acquisire conoscenza.
- Il confine: in alcuni casi vi è una netta
percezione di un limite passato il quale non sarebbe più possibile
rientrare.
- Il ritorno: volontà di rimanere nella nuova
dimensione ma necessità od obbigatorietà del ritorno.
- Difficoltà nel racconto dell'esperienza:
la maggior parte delle persone non aveva potuto raccontare a nessuno
una tale avventura, e chi l'aveva fatto spesso era rimasto incompreso
e si era riproposto di non parlarne più.
- Conseguenze dell'esperienza: per tutti la vita
è cambiata, molti hanno approfondito i loro interessi o sono
diventati più inclini alle riflessioni filosofiche riguardante
la morte o il fine dell'uomo, altri hanno imparato ad amare di
più e a vivere con maggior serenità.
- Concezione della morte: per tutti
la morte ha acquisito un senso diverso e non spaventa più come
prima; il suicidio viene sempre profondamente condannato e non
è affatto visto come un mezzo per tornare a "vedere la
Luce".
- Testimonianze: il racconto degli avvenimenti osservati
fuori dal corpo coincide spesso con quelli dei medici o dei parenti
vicini.
Recentemente medici olandesi dell'Hospital
Rijnstate hanno studiato 344 casi di persone
andate in arresto cardiaco e poi resuscitate; le dichiarazioni
di queste persone sono state raccolte non più di una settimana
dopo che erano uscite dallo stato di cosiddetta "morte clinica".
Il 18% di questi pazienti ricordava in parte cosa succedeva intorno
a loro mentre erano clinicamente morti, mentre fra l'8 e il 12 % riferiva esperienze tipo il tunnel di luce o il colloquio con parenti
e amici morti.
A fronte di tutte queste testimonianze non potremo più dire che
"nessuno è mai tornato per raccontarlo" e probabilmente
dovremmo rivedere la nostra concezione della morte considerandola
un naturale evento della vita da affrontare con estrema serenità.
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