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Conferenze Online del Progetto Raphael
INCONTRO
n° 17
| "Il
tema del male e il lato oscuro" |
Il tema del male è un tema piuttosto scomodo ma è assolutamente
indispensabile trattarlo, soprattutto perché viene
interpretato in maniera scorretta dalla maggior parte delle persone,
per lo meno per quanto riguarda i fini evolutivi che ci siamo proposti
con questo corso.
Se contrapponiamo il potere del male (del diavolo) al
potere di Dio, considerato come Bene supremo, cadiamo
in una logica duale ed antitetica che non porta a nulla, e d'altronde
se definiamo Dio come l'onnipotente creatore di tutto ciò
che esiste come potremmo pensare che non includa in sé anche il
male? Diversamente gli sarebbe sfuggito qualcosa e non sarebbe più
onnipotente.
Di norma un individuo tende a dividere
e giudicare le cose come positive (bene) o negative
(male), cercando di dirigersi verso ciò che considera
essere bene. Così facendo crea quei due aspetti del sé (inferiore)
definiti come persona (
in latino persona significa maschera) ed ombra
(la parte rifiutata dell'essere), e poiché - come ormai ben
sappiamo - l'ombra non può essere semplicemente negata, in
quanto parte integrante del tutto, essa continuerà incessantemente
a manifestarsi sotto forma di malattie fisiche e/o pulsioni psichiche.
Come scrive Heinrich Zimmer:
"Gli innocenti si sforzano sempre di escludere da sé
e di negare nel mondo le possibilità del male. Questa è
la ragione del persistere del male - ed è il suo segreto. La funzione
del male è di mantenere in movimento le dinamiche del mutamento.
Cooperando con le forze benefiche, seppure in modo antagonistico, le forze
del male contribuiscono alla tessitura dell'arazzo della vita; perciò
l'esperienza del male, e in qualche misura questa esperienza soltanto,
produce la maturità, la vita reale, il reale controllo dei poteri
e dei compiti della vita".

In effetti bene e male non sono
qualità inerenti alla realtà ma semplici giudizi che ad
essa si sovrappongono, il cercare di "stabilire una sponda
buona su cui appoggiarsi" porta inevitabilmente a conoscere solo
metà delle possibili esperienze inerenti alla Vita, e poiché
la Vita si basa proprio sulla contrapposizione degli opposti (non sapremmo
cosa sia la luce se non conoscessimo l'ombra, o il caldo se non
conoscessimo il freddo) in questo modo non conosceremmo mai cosa sia la
Vita in realtà! Di fatto nelle nostre molteplici incarnazioni abbiamo
conosciuto il significato di virtù e bontà ma anche quello
di vizio e perversione, a volte siamo stati irreprensibili e altre volte
empi e malvagi. Ved. anche incontro n° 189.
Possiamo dire che il giorno sia migliore della notte?
Di sicuro no, ma è certamente vero che non sono le stesse le attività
a cui sono dedicate le varie ore della giornata. Nel momento in cui comprendiamo
questo gioco della polarità possiamo decidere
di uscirne, ma non possiamo assolutamente evitarlo fino a che vi siamo
dentro e dunque fintanto che siamo incarnati in un corpo sessuato e siamo
identificati in esso.
Solo il completo risveglio dell'essere porta
alla trascendenza dalla dualità.
Qualunque tentativo di combattere il lato oscuro contrapponendovisi, non
fa altro che rafforzarlo, poiché non ha senso agitarsi per scacciare
un'ombra, ma se proprio volessimo agire verso una direzione polare,
potremmo allora provare ad accendere una luce!
Dice un antico detto cinese "Stolto è colui che aspira
a un buon governo senza considerare un mal governo".
In ogni caso non sarebbe comunque possibile astenersi
dal male in assoluto. Se ad esempio consideriamo l'uccisione
come atto negativo e la condanniamo, dovremmo immediatamente prendere
coscienza che la nostra stessa sopravvivenza fisica si basa su di essa
(che sia uccisione di animali, di vegetali o anche semplicemente quella
dei nostri microbi simbionti).
Se l'aspetto distruttore di Dio
non intervenisse mai, attraverso la morte, la Vita stessa non esisterebbe!
Come abbiamo visto non possiamo, e non avrebbe senso,
allontanarci arbitrariamente da un polo della coscienza, è vero
però che possiamo integrare un archetipo (poiché in ultima
analisi solo di questo si tratta) a livelli diversi di coscienza.
Nel momento stesso in cui prendiamo consapevolezza che esiste un "assassino
in potenza" in ciascun essere umano, e dunque anche in noi, non
abbiamo necessariamente bisogno di uccidere qualcuno per sentirci completi...
è sufficiente la presa di coscienza della tensione polare tra l'archetipo
dell'assassino e quella del salvatore (rappresentato dall'eterno
gioco tra demoni ed eroi, guardie e ladri) per ritrovare una dimensione
più vicina alla completezza e all'Unità originaria.
In un percorso psicoanalitico ciascun paziente sperimenta
la potenza del male, rappresentata dai suoi sintomi (cioè
la parte in ombra che cerca di esprimersi) e già nell'espressione
verbale - sovente utilizzata - "Mi capita di..." rende
omaggio con queste parole a una potenza che trascende le sue capacità
non solo di controllo ma anche di comprensione. Sebbene lui non sappia
come, immagina però che vi sia un modo per vincere questo male,
un modo che l'analista deve conoscere; eppure, come afferma il dott.
Augusto Romano su www.arpajung.it/sorgenti/ildiavolo.html,
"Al paziente, che era venuto da noi per liberarsi del diavolo, viene
detto che la scomodità sta in noi, nel nostro rifiutarci alla complessità;
non nella complessità, che è della vita".
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