| Conferenze Online del Progetto Raphael
L'eroe della tradizione (ved. incontro n° 22), e l'iniziato
stesso, partono nella loro avventura proprio alla ricerca di questo centro,
l'unico luogo dove risiede il "premio in grado di ristorare
il mondo" (che sia il Sacro Graal, o la pietra filosofale, o altro
ancora). Spesso è una montagna a segnare l'ombelico del mondo, attraversata dall'axis mundi (che integra i tre mondi, superiore, intermedio e inferiore): per gli antichi greci era il Monte Olimpo, nei miti nordici l'Himingsbjorg (la Montagna Celeste, dalla cui vetta sgorga un arcobaleno che unisce la terra al cielo), per gli indiani il Monte Kailas da cui sgorgano i maggiori fiumi sacri, per gli ebrei era il Monte Sion e per i cristiani il Golgota (lett. cranio, luogo della crocifissione di Gesù ma anche della creazione di Adamo), ed ancora... i babilonesi raffigurarono la montagna primigenia nello Ziggurat di Ur (tale montagna esisteva prima della creazione e si era levata dal vasto mare primordiale), mentre gli antichi egizi la rappresentarono con la Grande Piramide (sede delle iniziazioni maggiori). Simbolicamente raggiungere questo luogo significa trovare il "centro di gravità permanente" di gurdjieffiana memoria (reso famoso dalla celebre canzone di Battiato), che i maestri sufi - i dervisci danzanti - cercano ancora oggi di raggiungere tramite una vorticosa danza rotatoria, che li porta a perdere tutti i punti di riferimenti esteriori nella speranza di incontrare questo ambito centro, in pratica il centro dell'Essere (per il Sufismo ved. incontro n° 101).
In effetti per essere centrati - e a maggior ragione
per essere "permanentemente" centrati - il passaggio obbligato
è quello di perdere completamente l'orientamento precedente
(l'ordine che nasce dal caos), e difatti un altro antichissimo simbolo,
con cui si raffigura il cammino di ricerca di questo centro universale,
è proprio quello del labirinto. Negli antichi centri oracolari greci (quali Delfi, Dodona, Delo) vi era sempre una pietra-ombelico di forma ovale che li caratterizzava (chiamata, appunto, omphalos), e non a caso questi luoghi, dove si realizzava la giunzione tra l'orizzontale e il verticale, venivano definiti "ombelichi del mondo". Nei centri più importanti sopra la pietra ovale si disegnava una croce, spesso inscritta in un cerchio, che già in ambito pre-cristiano era simbolo dei luoghi sacri dove avveniva il contatto numinoso. La Pizia (pitonessa), la sacerdotessa oracolare di Delfi, eseguiva la sua predizione aspirando il vapore che usciva da una fessura nel suolo presso l'omphalos, situato sopra la tomba del serpente Pitone e sopra l'abisso dal quale si riversarono le acque del diluvio di Deucalione. Raggiungere questo centro significa raggiungere la coincidentia oppositorum, realizzare l'unione con il proprio Sé e dunque la dimensione dell'immortalità (come tra le vette inviolate del Tibet si cela Shangri-La, mitica valle in cui il tempo si ferma, così nella fiaba di Peter Pan si parla di un'Isola Che Non C'è in cui i fanciulli - l'innocenza originaria dell'essere - non invecchiano più, e d'altronde... solo un fanciullo può credere a una simile favola!). Per approfondire www.acam.it/sovereto.htm
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