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Conferenze Online del Progetto Raphael
INCONTRO
n° 70
Il concetto di crisi (dal latino crisis: separazione
e per estensione preferenza, decisione, giudizio; krisis
in greco) è rappresentativo di un particolare momento
di svolta nella vita a cui normalmente attribuiamo un significato
negativo e che invece può acquisire un'estrema importanza
se osservato da un punto di vista interiore.
La crisi segna sempre un punto di passaggio cruciale in cui o l'individuo
riesce ad esprimere la sua capacità di reazione oppure soccombe
agli eventi. Crisi importanti si possono avere durante le fasi di guarigione
di una malattia o di un disagio psichico, oppure in momenti di crescita
personali scanditi da eventi bio-sociali (pubertà, maggiore età,
menopausa, andropausa, ecc..).
Il pittogramma cinese Weiji che indica l'idea di crisi è
composto da due ideogrammi: il primo, Wei xian, rappresenta
il pericolo, il secondo, Jihui,
indica il concetto di opportunità e
di buona occasione. Questo ideogramma ci dona un'immagine molto
precisa di ciò che un momento di crisi rappresenta: una situazione
sul filo di un rasoio tra la possibilità di ricadere in schemi
vecchi e dolorosi e l'opportunità di crescere e migliorarsi.
Proprio in virtù di questa caratteristica, la crisi interiore è
un momento particolarmente interessante e importante, dove le
nostre reali motivazioni vengono vagliate e messe alla prova.

Come non è possibile rinascere senza prima morire, non è
possibile acquisire un nuovo paradigma interiore, un nuovo "sistema
di credenze", senza aver prima abbandonato quello precedente; durante
la transizione (che possiamo immaginare come un salto) troveremo inevitabilmente
un momento in cui non avremo più i piedi posati sul vecchio paradigma
ma neppure saremo ancora "atterrati" sul nuovo, è qui
che si manifesta la crisi di passaggio. Già il
fatto di conoscere anticipatamente l'esistenza di questa situazione
potrà esserci d'aiuto nel superarla, poichè quando
un individuo si trova nella fase di crisi è come se cadesse in
una sorta di oblio che non presenta vie di uscita e difficilmente riesce
a relativizzarlo, anzi dal punto di vista soggettivo acquista un carattere
assoluto e atemporale (senza soluzione apparente).
Ma dove risiede l'importanza interiore di questa fase, quello che
potremmo definire il "senso biologico"?
Risiede in una sorta di necessaria verifica da parte della Natura per
vedere se l'individuo in esame è pronto a raggiungere la
prossima tappa evolutiva, in pratica se ha tratto i necessari insegnamenti
dalle esperienze precedenti e se è pronto ad affrontare nuove situazioni.
Lo stesso principio viene da sempre applicato nelle scuole, e nessuno
oggi penserebbe di poter affrontare un'università saltando
la preparazione delle scuole medie superiori; in effetti l'incarnazione
altro non è che una scuola di vita dove è indispensabile
apprendere determinate lezioni se non si vuole "bocciare"
e "ripetere la classe", con l'unica differenza che a
giudicare l'operato del nostro io saremo sempre e solamente noi
stessi (come verificato nelle esperienze di premorte, ved. incontro 16).
La crisi diventa dunque una preziosa alleata, poiché proprio in
quel momento potremo vedere se le nostre motivazioni sono sincere
ed oneste, oppure se - prendendo l'esempio di un
processo terapeutico - una buona parte della personalità
preferisce ancora sfruttare il vantaggio secondario della malattia e quindi
non ci tiene minimamente a guarire.
Il modo in cui affrontiamo la crisi fa da specchio a ciò che vogliamo
veramente, poiché nessuno si trova ad affrontare
problematiche più grandi di quelle che potrebbe gestire
(questa è una fondamentale legge esoterica) e dunque con un sapiente
uso della volontà qualunque situazione può essere
risolta.
Se un problema non trova soluzione, significa che ancora non è
stata messa in moto la necessaria forza di volontà per risolverlo,
reiterando nell'errore (e nel dolore conseguente) verrà raggiunto
un tale livello di sofferenza che permetterà di esprimere le
forze creative per risolverlo una volta per tutte. Tali forze
sono sempre state disponibili, semplicemente il costo energetico per richiamarle
era stato (soggettivamente) ritenuto maggiore del prezzo pagato per mantenersi
nella situazione precedente. Ciascuno è artefice
e responsabile del proprio dolore e della propria sofferenza, e
solo lui ha il potere di uscirne.
Il non sopportare di vedere soffrire gli altri semplicemente rimanda al
desiderio di allontanare la sofferenza da noi stessi, ma dal momento che
la sofferenza è una componente essenziale della crescita, dovremmo
rispettare la volontà (o la non-volontà) altrui fino a che
tali individui non arrivino a comprendere realmente cosa vogliono fare
della propria vita. Qualunque aiuto può solo essere suggerito,
mai imposto, e soprattutto dovrebbe essere richiesto direttamente da coloro
che si trovano in difficoltà.
La necessità della crisi risiede nel fatto che
la nostra personalità è composta da
molteplici sub-personalità e sempre quando esprimiamo un'affermazione
(come ad es. "Voglio guarire dai miei malanni" oppure
"Voglio risolvere questa situazione") possiamo stare
certi che una parte di noi vuole l'esatto contrario.
Attraverso il momento di crisi possiamo comprendere, in tutta onestà,
in che direzione ci eravamo realmente indirizzati al di là delle
nostre affermazioni verbali (spesso menzognere, in quanto non è
facile essere onesti con se stessi). Se anche dovessimo cadere durante
la crisi, perlomeno potremo, in futuro, incamminarci
nuovamente verso il cambiamento in modo molto più cosciente,
imparando dai nostri stessi errori (trial and error - sbagliando
s'impara). Non dimentichiamo mai che ogni essere umano ha in
sé il potenziale di un Buddha, di un Cristo,
e che tale potenziale aspetta solo di essere risvegliato.
Nella scienza, come nella vita, vige il metodo dell'apprendimento
per prove e sbagli, cioè imparando dagli errori.
L'ameba ed Einstein procedono nella stessa maniera, provando e sbagliando.
Karl Popper
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