La bellezza della dieta

Per diversi anni mi sono interessata di alimentazione partecipando a vari corsi e ho potuto vedere che le diete da sole non funzionano se non sono accompagnate da un lavoro di crescita personale. Per cominciare la persona deve iniziare ad accettare i suoi chili di troppo, perché non piacersi e denigrarsi porta solo a peggiorare la situazione.
Il grasso è semplicemente un meccanismo di difesa (tranne i casi in cui vi siano disfunzioni metaboliche), per questo è importante datare il momento in cui si è iniziato a prendere peso e vedere quali variabili erano cambiate nella propria vita.

Se ci rivolgiamo al campo dell’alimentazione classica è inevitabile sentir parlare di diete, calorie, rinunce, quantità, ma mai di una trasformazione di consapevolezza da parte dell’individuo, come se il corpo fosse solamente una macchina e non si dovesse tener conto delle emozioni, della psiche, della mente.
Questo è il motivo per cui le diete non funzionano e si assiste sempre all’effetto yo-yo, che inevitabilmente porta ad un senso di inadeguatezza, di frustrazione e fallimento.

Il dimagrimento deve essere visto come un cammino evolutivo di crescita interiore che deve portare la persona a capire che il grasso non è dovuto al cibo in sé, ma al rapporto sbagliato che si ha con esso; si utilizzano frequentemente determinati alimenti per “colmare un vuoto”, “inghiottire un boccone amaro", riempire un senso di solitudine….
Da tutto questo si può capire che l’abbuffarsi non è il modo corretto per superare un disagio e quindi è fondamentale arrivare a capire qual è la sofferenza che sta alla base e trovare un modo adeguato per affrontarla e trasformarla.
Se dimagrire diventa una ossessione sicuramente sarà impossibile che ciò avvenga, è necessario invece comprendere a fondo i meccanismi che regolano il funzionamento della psiche ed utilizzarli a nostro vantaggio.
Innanzitutto è indispensabile sapere che il cervello funziona seguendo tre semplici regole:

1) non riconosce il termine NO – infatti se voi pensate non voglio mangiare: il cervello riconosce la parola mangiare e da qui la sensazione ossessiva di cibo (vai alla conferenza schemi di pensiero);
2) non registra la differenza fra fantasia e realtà – ecco perché un sogno può sembrarci così reale;
3) è letterale e non analizza se ciò che pensiamo è giusto o sbagliato, semplicemente esegue!

Ecco che quindi come primo aspetto è importante portare l’attenzione sui nostri pensieri, se il cibo diventa un tarlo ossessivo provate ad uscire, oppure a cantare, ascoltare della musica o meglio ancora portate l’attenzione sul respiro, sull’aria che entra dal naso ed esce dalla bocca.
Seguire un corso di meditazione può essere molto utile per apprendere tecniche che vi aiutano a “domare” la mente ed acquisire strumenti per imparare ad ascoltarsi ed a capire da dove nascono le nostre paure ed i nostri conflitti.
A tutti sarà capitato durante una dieta di sentire impellente il desiderio di mangiare, di abbuffarsi a causa delle restrizioni che essa comporta, tutto ci accade perché se non c‘è un cambiamento interiore, la dieta è vissuta come privazione, punizione e quindi facile a fallire.

Esistono anche dei seminari molto interessanti che offrono un’ottima base di lavoro attraverso la trasmissione di elementi utili per arrivare a conoscere i propri meccanismi di difesa e di funzionamento.
Ritengo molto interessante il corso tenuto dall'Istituto di Riza "Alimentazione Psicosomatica", corso a cui ho partecipato personalmente e di cui trovate le informazioni necessarie al
la pagina http://www.riza.it/interna.asp?ln=3&sez=29&info=43.

Per approfondire "Il rapporto mente-cibo" Michele Riefoli - Armando Editore