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Era
Il mito:
la maestosa, regale, splendida Era, che i romani conoscevano come Giunone,
era la dea del matrimonio.
Si narra che era moglie di Zeus, il quale era molto infedele, ma lei
rivolgeva la sua rabbia furiosa contro le amanti, piuttosto che verso
il marito. Era, dea che fu riverita ed oltraggiata, onorata ed umiliata,
possiede attributi positivi e negativi assai più marcati di altre
dee.
L’archetipo: archetipo
che rappresenta una forza di potente intensità, sia nella gioia
che nel dolore.
La donna: la donna che
veste questo ruolo si sente incompleta senza un compagno, ed
una volta sposata intende rimanere tale nella buona o nella cattiva
sorte. Le piace fare del marito il centro della propria vita, e spesso
sposa un uomo che rappresenta sia una creatura bisognosa di calore,
sia un uomo potente. Se da piccola vive in una famiglia dove non regna
l’armonia, la donna Era farà di tutto per sposarsi, al
fine di costruire lei una situazione familiare in cui si senta protetta,
e dove possa concretizzare l’ideale che ha del matrimonio.
La sessualità va di pari passo al matrimonio, generalmente arriva
vergine all’altare, quindi la sua scoperta della sessualità
dipende da ciò che le trasmette il marito. Per lei il lavoro
è un aspetto secondario della vita, quindi farà di tutto
per conciliarlo con la vita matrimoniale. In genere la donna Era non
da molta importanza alle amicizie e di solito non ha un’amica
del cuore.
La donna Era reagisce alla perdita e al dolore con la collera e con
l’attività (spesso andandosene), inoltre cade nel vittimismo
che la fa sentire potente anzichè rifiutata.
Aspetti negativi: può
restare prigioniera fra archetipo e cultura, infatti per non andare
contro al credo religioso, preferisce portare avanti un matrimonio
all’insegna della sofferenza. La donna Era condanna e punisce
le altre donne escludendole o dando loro ostracismo, tende a porsi come
giudice della società; può essere vendicativa se scopre
che l’uomo, su cui aveva riversato tutte le sue attenzioni, non
le riconosce l'impegno che mette in ciò che fa.
Se insicura è molto esposta alla gelosia, e quando il marito
in pubblico la trascura si sente umiliata e poco considerata.
Aspetti da integrare: questa
tipologia di donna è importante che riconosca l’influenza
di Era, comprendendo le suscettibilità che le sono proprie al
fine di andare oltre la dimensione che l’archetipo rappresenta;
imparando a fare delle scelte che la gratifichino e non lasciando
che sia sempre il marito a decidere.
Nel momento della rabbia non si deve lasciare sopraffare da questa emozione,
ma riflettere sulle scelte che ha a disposizione, imparando a canalizzare
collera e gelosia in un’attività che le permetta di trasmutarle
(pittura, scrittura, lettura, lavoro). E' importante che impari ad accettare
la fine di un rapporto, staccandosi da un sentimento di gelosia e rancore
se il compagno ha deciso di lasciarla.
Demetra
Il mito: dea delle messi
(presiedeva all’abbondanza dei raccolti), nutrice
e madre. I romani la conoscevano come Cerere “cereale”.
L’archetipo: è
l’archetipo della madre, rappresenta l’istinto
materno che si realizza nella gravidanza o nel dare agli altri nutrimento
fisico, psicologico o spirituale. Chi incarna questo ruolo è
impaziente di diventare madre.
L’archetipo materno spinge la donna ad essere nutrice, generosa
e disinteressata, e a cercare la propria soddisfazione nel curare e
accudire gli altri.
Se l’archetipo Demetra cade in depressione immediatamente sospende
il contatto emotivo con il figlio o il compagno, il quale si sentirà
abbandonato, ma essendo dipendente da lei potrà incontrare difficoltà
gravi a livello psicologico.
La donna: alla donna Demetra
piace preparare grandi pranzi per la famiglia e gli ospiti, ed è
invasa dal piacere quando le fanno i complimenti per le sue attitudini
di buona madre. Altro attributo è la perseveranza, infatti
rifiuta di darsi per vinta quando è in gioco il benessere
dei figli.
Quando questo archetipo è predominante in una donna, e lei non
riesce a gestirlo, può cadere in depressione al momento in cui
i figli se ne vanno, sindrome da “nido vuoto”,
e sentirsi inutile. Nei suoi rapporti è provvida e protettiva,
soccorrevole e generosa, attenta a ciò che la circonda, altruista
e leale verso le persone e verso i principi.
Se la bambina Demetra nasce in una famiglia in cui il padre
non ha un istinto paterno, svilupperà in età adulta un
atteggiamento di vittima.
Generalmente questo tipo di donna predilige uomini che appaiono immaturi
ed insicuri, su cui lei può esercitare le sue cure, però
poi molto spesso diventano completamente dipendenti da lei, si crea
un legame amante-figlio e frequentemente lei è cronologicamente
più grande.
Sessualmente non è molto attiva, preferisce effusioni e coccole.
Questo tipo di donna è vulnerabile, ed ha difficoltà a
dire di no anche quando è molto stanca,ma invece di ammettere
il proprio sentire diventerà apatica ed aggressiva.
Queste qualità trovano espressione in professioni sociali come
l’insegnamento, la cura dei malati, e nel lavoro non sarà
competitiva e neanche intellettualmente ambiziosa.
Aspetti negativi: manifesta vittimismo, potere e controllo, lasciandosi
andare a manifestazioni di rabbia e depressione;
tende a creare rapporti di dipendenza.
Generalmente esercita un controllo eccessivo sull’altro e crea
attorno a sè insicurezza e inadeguatezza.
Il suo comportamento passivo-aggressivo la fa apparire incapace di gestire
le difficoltà, e questo la fa sentire in colpa.
Aspetti da integrare: dovrebbe
imparare ad esprimere la rabbia, anzichè comprimerla dentro di
sè, così facendo ridurrebbe il rischio di cadere in depressione;
imparando anche a dire di no quando è stanca, eviterebbe la sensazione
di vuoto e di depressione dovuti agli impegni eccessivi. Dovrebbe “lasciare
andare e lasciare crescere”.
Dovrebbe accettare di chiedere aiuto quando si trova in difficoltà,
ammettendo che non è in grado di gestire la situazione, imparando
a diventare madre di se stessa, chiedendosi cosa è meglio per
lei.
Sarebbe indicato che non restasse fissata ad una fase, reagendo all’apatia,
al fine di non restare in un’esistenza vuota e sterile: imparando
ad accettare che la vita ha degli alti e bassi ed attraverso la fluidità
può riuscire a superare un momento difficile uscendone con una
più profonda saggezza e comprensione spirituale.
Persefone
Il mito: questa dea aveva
due nomi, a simboleggiare i due aspetti contrastanti che la distinguevano:
Kore ossia giovane fanciulla che ignorava chi fosse,
e Persefone regina degli inferi data la sua capacità
di gestire piani profondi della propria psiche. Dai romani era chiamata
Proserpina o Core.
Come regina degli inferi, Persefone era una donna matura, che regnava
sulle anime dei morti, guidava i viventi negli inferi e pretendeva per
sè ciò che desiderava. Questo aspetto sta a rappresentare
la capacità di muoversi fra la realtà egoica del mondo
oggettivo e la realtà inconscia della psiche
L’archetipo: quando
questo archetipo è attivo è possibile che la donna operi
una mediazione fra i due livelli (fanciulla e regina degli inferi),
integrandoli entrambi nella personalità, e faccia da guida
ad altri che “visitano” il mondo sotterraneo nei sogni
o nelle fantasie, oppure a coloro che perdono il contatto con la
realtà. Simbolicamente il mondo degli inferi può
rappresentare gli strati più profondi della psiche, il luogo
dove giacciono i sentimenti ed i ricordi, dove si trovano immagini ed
istinti, sentimenti archetipici comuni a tutta l’umanità
(inconscio collettivo).
La donna: la donna che
incarna questo archetipo non è predisposta ad agire, ma ad "essere
agita" dagli altri, vale a dire ad avere un comportamento
condiscendente ed un atteggiamento passivo.
L’aspetto di fanciulla archetipica rappresenta una giovane che
ignora chi sia, ancora inconsapevole dei propri desideri e
delle proprie forze: l’atteggiamento è quello dell’eterna
adolescente indecisa su ciò che vuole essere da grande. Tende
anche a compiacere la madre e ad essere “la brava bimba”
obbediente ed attenta, spesso vive al riparo o protetta da esperienze
che presentino dei rischi.
Donna che si adatta ai desideri dell’altro, in quanto
non è abbastanza consapevole di sè, da essere capace di
dare un’immagine di quella che è la sua vita soggettiva.
La sua innata recettività la rende molto duttile, e ciò
la porta a fare qualsiasi cosa gli altri si aspettino da lei.
Persefone è giovinezza, vitalità e la donna che incarna
questo archetipo è recettiva ai cambiamenti e rimane giovane
di spirito per tutta la vita.
La bambina Persefone, iperprotetta, svilupperà un atteggiamento
fragile e bisognoso di protezione e guida, e resterà dipendente
a qualcuno.
Sessualmente è inconsapevole della propria sessualità,
aspetta il principe azzurro che giunga a svegliarla. Con gli uomini
è una donna-bambina, dall’atteggiamento remissivo e giovane.
Se è carina può attirare l’amicizia di donne che
non si considerano particolarmente femminili, che proiettano su di lei
la propria femminilità non sviluppata, e la trattano come qualcosa
di speciale.
Generalmente passa da un lavoro all’altro nella speranza che ne
trovi uno che la interessa davvero. Vive nel “Paese che non C’è”
come Wendy con Peter Pan, vagabondando e giocando con la vita. Oppure
se la donna ha superato crisi psicologiche profonde può decidere
di aiutare altri ad uscire da questa situazione, scegliendo di lavorare
in reparti psichiatrici. Come la dea, la donna Persefone può
evolvere nelle varie difficoltà della sua vita o rimanere fissata
ad una fase.
Aspetti negativi: il narcisismo
può essere una trappola per questa donna, infatti può
fissarsi su di sè con tanta ansia da perdere la capacità
di rapportarsi agli altri.
Soggetta alla depressione, chiude ermeticamente dentro di sè
rabbia o dissenso.
Aspetti da integrare: la
donna Persefone può superare la sua dimensione se è costretta
ad affrontare la vita con le sue sole forze e prendersi cura di sè,
solo quando non ha qualcuno che decida per lei può crescere.
E' in grado di sviluppare qualità estatiche e numinose da
sacerdotessa, arrivando a sentirsi inebriata dai rituali e può
sviluppare potenzialità di medium o sensitiva, per fare ciò
deve superare l’aspetto “Kore”.
Se scesa nelle profondità di se stessa e superato le difficoltà,
può essere d’aiuto a persone che attraversano tali fasi,
diventando guida per gli altri.
Afrodite
Il mito: dea alchemica
dell’amore e della bellezza,
donna creatrice ed amante. Chiamata dai romani Venere. Nella mitologia
greca, Afrodite era una presenza che incuteva reverenza, perchè
provocava nei mortali e nelle divinità l’innamoramento
ed il concepimento di una nuova vita. Ispirava la poesia e le parole
persuasive, e rappresentava il potere di trasformazione e di creazione
proprio dell’ amore. Afrodite in tutti i rapporti non fu mai vittima
della passione non ricambiata nei suoi confronti.
L’archetipo: l’archetipo
Afrodite determina il piacere che certe donne provano per l’amore,
la bellezza, la sensualità e la sessualità.
Afrodite rappresenta la spinta a garantire la continuazione della specie.
Questo archetipo rappresenta una forza immensa di cambiamento,
infatti attraverso questa dea fluivano attrazione, unione e nascita
di una nuova vita.
La donna: ogni donna nel
momento in cui si innamora di qualcuno che ricambia quel sentimento,
diventa la personificazione di questo archetipo. Si trasforma da essere
mortale in dea dell’amore, si sente attraente e sensuale.
Si innamora spesso e volentieri ed ha un magnetismo personale che attira
gli altri in un campo carico di erotismo. Se l’archetipo riesce
ad esprimersi, non di rado la donna si trova in opposizione con i modelli
correnti di moralità, fino a rischiare l’ostracismo.
Colei che incarna questo archetipo se rimane incinta non è perchè
animata dal desiderio di avere un figlio, ma perchè desidera
sessualmente l’uomo che ama.
La donna che si identifica con Afrodite spesso è estroversa
e la sua personalità esprime una brama di vita e un che di selvaggio.
Tende a vivere nel presente immediato, prendendo la vita come se non
fosse niente di più di un’esperienza dei sensi.
Generalmente quando è piccola ama stare al centro dell’attenzione
ed indossare abiti belli, ed i genitori assecondano e sono orgogliosi
di tali caratteristiche, ma poi arrivata in età adolescenziale
gli stessi parenti la tengono molto sotto controllo, e la rimproverano
di tali comportamenti, che possono attirare i ragazzi. Tutto questo
crea molta confusione nella giovane, che arriva a sentirsi in colpa
senza sapere bene la motivazione. Quando la donna Afrodite cresce in
un’atmosfera che condanna la sessualità femminile, può
accadere che tenti di soffocare l’interesse per gli uomini e si
consideri impura per i desideri sessuali che sente.
Per la donna Afrodite è difficile realizzare un matrimonio monogamo
e durevole, le piacciono gli uomini che attira con il suo fascino e
con l’interesse che dimostra per loro: un interesse seduttivo,
che fa sentire un uomo speciale e sexy.
Il lavoro che non la coinvolge da un punto di vista emotivo non la interessa,
a lei piacciono varietà ed intensità, compiti
ripetitivi come le faccende di casa, o un impiego monotono l’annoiano,
adora svolgere un’attività che le permetta di utilizzare
la sua creatività.
Molto spesso questo tipo di donna non è bene accettata dalle
altre, in quanto gelose del suo fascino ed eleganza. In genere si trova
bene con donne che hanno il suo stesso archetipo.
L’artista immerso in un processo creativo, è ispirato
dall'archetipo di questa dea.
Aspetti negativi: se legata
ad un amore infelice, in cui il suo lui non la considera molto, può
lasciarsi travolgere dai sentimenti e arrivare ad accontentarsi delle
piccole attenzioni che le arrivano dall’uomo che desidera, ma
tutto questo le crea uno stato di sofferenza; se invece s’innamora
di un uomo che non è interessato a lei, il suo coinvolgimento
ossessivo può portarla a rimanere in questa situazione anche
per anni, impedendole di concentrarsi su altri rapporti.
Aspetti da integrare: riconoscere
la distruttività di un attaccamento verso un uomo che non la
desidera.
Imparare che quando deve prendere una decisione importante, è
fondamentale che entri in contatto con i sentimenti contrastanti e conflittuali
che vive, cercando di analizzarsi e capire cosa è veramente importante
per lei, vagliando i sentimenti, i valori, e le motivazioni che sente.
Apprendere a non rimanere ferita quando si trova in
competizione con persone aggressive, che vogliono ottenere potere e
posizione, e sviluppare il proprio potere personale,
rimanendo però una persona tenera e comprensiva.
Imparare a tenere una certa distanza emotiva dai rapporti, in modo da
averne una visione complessiva scegliendo così ciò che
per lei è significativo: questo le consentirebbe di non idealizzare
un uomo. Dovrebbe imparare a dire no se necessario, nonostante la disponibilità
che la caratterizza, al fine di non subire imposizioni.
Conclusioni
Dal momento che all’interno della donna più
dee possono rivaleggiare fra loro, è importante che in una situazione
conflittuale, cerchi di trovare un equilibrio fra i vari sentimenti
che prova, creando una sorta di cooperazione fra tutte “le
figure che la caratterizzano”. Tutti gli aspetti della personalità
devono essere ascoltati al fine di trovare una soluzione comune, che
possa placare tutte le parti attive ed in conflitto fra loro.
Poichè ogni dea rappresenta un istinto, un valore,
o un aspetto particolare della psiche della donna (personalità),
la quantità di cose che ciascuna dea avrà da dire dipenderà
dalla forza dell’archetipo, e dallo spazio che l’Io le concede.
L’’IO deve essere considerato come il supervisore,
che mantiene il controllo e gestisce tutte le parti attive, perchè
se ciò non accade, la confusione mentale porta la donna ad un
crollo psicologico.
Una volta che la donna ( attraverso l’osservazione del proprio
IO) è divenuta consapevole della presenza in lei delle dee archetipiche
ed è giunta a considerarle come una sorta di “assemblea”,
possederà due utilissimi strumenti di introspezione: ascoltare
le proprie voci interne, riconoscere chi sta parlando e capire quali
dee la influenzano.
Altro aspetto importante è che coltivi il proprio
“animus”, cioè il lato maschile
presente in ogni donna, per imparare ad attingere da questa forza
che è innata dentro di lei e la può aiutare a gestire
situazioni difficili.
Ogni donna nel corso della sua vita deve affrontare innumerevoli difficoltà,
si trova di fronte a scelte difficili ed arriva un momento in cui non
vede via di uscita ma, se riesce a non lasciarsi sopraffare dalla paura
e dalla disperazione, sarà in grado di trovare la luce che è
fuori dalla caverna. Simbolicamente ripercorre le tappe delle divinità
greche che, alla fine come descritto nei miti, ritrovavano la serenità
e la completezza.
Tratto dal libro “Le dee
dentro la donna“ scritto da Jean S.Bolen
Astrolabio Edizioni
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copyright Jim Warren
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