** Sintesi del libro **

TIPO SETTE: L’EPICUREO
I Sette, che esteriormente non manifestano apprensione, seguono la strategia di affascinare e disarmare con la gradevolezza.  Sono stati bambini che hanno frammentato la paura rifugiandosi nelle possibilità illimitate dell’immaginazione. La paranoia non si manifesta finché la mente viene incanalata in immaginazioni di successi futuri.
La figura archetipica è Peter Pan, l’eterno bambino o Narciso, l’adolescente che si innamora della propria immagine riflessa in uno stagno. Tutti abbiamo bisogno di un po’ di sano narcisismo: i problemi nascono quando diventiamo così convinti dell’eccezionalità del nostro valore da non ascoltare i consigli della realtà oggettiva.
I Sette hanno gusti raffinati e vogliono assaporare il meglio dalla vita: chiedono di vivere ad alto livello.
La visione del mondo dei Sette ha avuto notevole diffusione nella controcultura degli anni ’60 e il loro ideale si è manifestato nella forma più pura dei figli dei fiori: legati ad un ideale che non riuscivano a realizzare, passarono da un individualismo radicale a un ripiegamento narcisistico su se stessi. Il mondo interiore delle droghe sostituì la richiesta di cambiamento esteriore.
I Sette sono legati alla credenza che la vita sia illimitata.
Le loro preoccupazioni sono: mantenere alti livelli di eccitazione, bisogno di mantenere aperte molte possibilità.
Davanti al disconoscimento dei loro meriti, cercheranno conforto in se stessi e razionalizzeranno il rifiuto escludendo che la colpa sia loro.
I Sette conservano ricordi piacevoli dell’infanzia, non nutrono amarezze anche se hanno vissuto situazioni oggettivamente dolorose. L’Epicureo che cerca il piacere per evitare il dolore, ricorda sempre il lato migliore.
Sono i soggetti meno tendenti alla depressione perché mescolano il lavoro con il gioco dell’immaginazione. Non c’è mai motivo di essere depressi o ansiosi: tutto ciò che occorre è gettarsi in un flusso di cose stimolanti.
Sono ghiotti di esperienze e preferiscono pochi assaggi di quanto c’è piuttosto che impegnarsi in profondità in una cosa sola.
I Sette vogliono affascinare le persone verso cui provano interesse, ma sono spesso annoiati dalla ripetitività.
Preferiscono l’egualitarismo all’autorità, senza nessuno al di sopra o al di sotto.
Il Sette evoluto sarà eccellente a mantenere alto l’umore del gruppo grazie al modo di fare gradevole e al fatto che, sapendo un po’ di tutto, può fingere di saperne di più degli altri. La sua abilità viene a galla soprattutto nelle fasi di programmazione e nell’ottimismo di fronte agli ostacoli.
I Sette si sentono liberi e responsabili solo verso se stessi.
Impegnarsi in un’unica relazione, per quanto stimolante, porta un senso di sazietà e di noia e inoltre costituisce un impedimento ad altre possibili storie d’amore. Che il compagno non sappia distogliere l’attenzione da un punto doloroso, sembra una grave limitazione all’ottimismo del Sette. Il Sette immaturo cercherà la fuga da un compagno depresso o emotivamente bisognoso.
Fattori di crescita: imparare a rimanere su un punto doloroso riconoscendone la realtà, capire che rimanere sulla superficie impedisce di vivere profondamente l’esperienza e il piacere, riconoscere la presunzione di ritenersi dotati di qualità eccezionali.

TIPO OTTO: IL CAPO
Gli Otto parlano di un’infanzia combattiva in cui solo il forte era rispettato. L’infanzia è stata un campo di battaglia. Sono bambini che hanno imparato a rifiutare i propri limiti per sembrare forti. L’Otto vuole esercitare il potere e tenere sotto controllo i rivali. Impegno significa prendere la persona amata sotto le proprie ali e sgomberare la via dai pericoli.
Molti Otto non hanno più riscoperto dentro di sé la tenerezza che hanno nascosto al momento della perdita dell’innocenza infantile. Rabbia e energia vengono mobilitate contro una minaccia esterna e la rabbia fa sentire l’Otto forte perché sostituisce immediatamente la paura di essere il più vulnerabile o di essere tradito da una persona in cui ripone fiducia. La fiducia viene data solo alla totale apertura dell’altro.
Gli Otto raccontano che è un dolore tremendo sentirsi vulnerabili quando l’energia se ne è andata, così hanno mantenuto vivo il mito dell’invincibilità.
Quando si profila l’amore, l’Otto si sente lacerato tra il riaffacciarsi della tenerezza e l’abitudine a negarla.
Si sentono sicuri quando detengono il controllo della situazione, quando sono loro a decidere e gli altri obbediscono. Sono sensibili ad ogni tentativo di influenzare il loro comportamento, a cui si ribellano.
Progettare la vendetta serve a bloccare i sentimenti di umiliazione e di minaccia derivati da una sconfitta.
I Capi vogliono appurare la sincerità delle affermazioni degli altri mettendoli alla prova per verificarne la sincerità sotto pressione. Il confronto è sentito indispensabile all’amicizia perché è sotto pressione che le persone rivelano le intenzioni nascoste e disprezzano chi si sottrae allo scontro.
Agendo solo in nome dell’io, gli Otto si costruiscono la versione più comoda della verità, difendendola come l’unica giusta. Una volta ingaggiata la battaglia, perdono la flessibilità necessaria per riflettere su quello che stanno facendo o per considerare eventi nuovi che potrebbero modificare la posizione presa.
Con la maturità e con esperienze positive con autorità leali e amici fidati, le difese si allentano e, se non intervengono minacce di manipolazione, l’Otto diventa sempre più disponibile a soluzioni di compromesso.
L’Otto evoluto raggiunge la rara capacità di riconoscere che ognuno ha una sua verità ed è oggettivo rispetto ai bisogni di ognuno.
Gli eccessi, ad esempio sprechi e baldorie, servono a bloccare l’emergere di una componente dolorosa, una consapevolezza che minaccia il senso di potenza personale.
La modalità percettiva degli Otto funziona per grandi opposizioni (amico o nemico, con me o contro di me), perché la situazione non essendo più o bianca o nera, cessa di essere prevedibile.
Se c’è qualcosa da dire, l’Otto lo dirà con la possibile recriminazione che le parole dettate dall’ira possano causare la rottura di un’amicizia.
Un Otto inconsapevole cercherà sempre di dominare la situazione, mentre un Otto più consapevole è fiduciosa nella propria capacità di adottare l’atteggiamento giusto.
All’inizio di un rapporto, sessualità e amore saranno sottoposti a molte condizioni. La vulnerabilità degli Otto emerge molto lentamente e con trepidazione. Vogliono dominare ma sono attratti da chi si sottrae al loro potere. Chi gli tiene testa andrà incontro a momenti duri ma, se manterrà le proprie posizioni, otterrà lo stesso rispetto che il Capo accorda a se stesso. Per un Otto, amore significa sentire il compagno come parte di sé, sente il compagno in cui ha fiducia come membro di un unico organismo.
Vogliono la leadership e la supervisione di tutti i particolari: la chiave per lavorare bene con un Capo è dargli tutte le informazioni.
Gli Otto evoluti posseggono energie inesauribili per spingere e concretizzare un progetto.
Fattori di crescita: lasciare l’iniziativa all’altro, riconoscere la difficoltà ad ammettere di aver sbagliato.

TIPO NOVE: IL MEDIATORE
I Nove si sono sentiti trascurati nell’infanzia, la loro opinione veniva raramente ascoltata e le necessità degli altri erano anteposte alle loro. La difesa dei Nove è consistita “nell’addormentarsi” distogliendo l’attenzione dai veri desideri e spostandola sulle piccole comodità e i surrogato dell’amore. Hanno imparato ad intorpidirsi, a distogliere l’energia dai bisogni, ad autoescludersi.
Più c’è tempo e meno si fa, perché il Nove ha difficoltà a distinguere tra punti essenziali ed aspetti secondari.
I Nove tendono ad accordarsi ai programmi altrui per non perdere il contatto. Dire no è estremamente difficile per il tipo psicologico che assume come suoi i sentimenti degli altri: pensano che dire no ad un altro equivalga a negare qualcosa a se stessi. I Nove possono adeguarsi ad una situazione per molto tempo, senza aver ancora veramente deciso. Può sembrare consenziente e accondiscendente, ma la tranquillità esterna nasconde una tempesta interiore. Provano rabbia per accodarsi agli altri e rabbia per sentirsi trascurati se non si accodano. La decisione è quella di non prendere decisioni.
Paradossalmente il Nove è il punto più testardo dell’enneagramma: se qualcuno vuole spronarli a prendere una decisione o una posizione, puntano i piedi e si bloccano. Prendere una decisione significa tagliare con qualcosa, lasciar andare, cambiare e procedere e tutto questo riaccende la paura della separazione. I Nove trattengono molto e lasciano andare poco preferendo conservare un’abitudine che rischiare un cambiamento improvviso.
Se tendete ad identificarvi con tutti i tipi dell’enneagramma, è probabile che siate un Nove.
Il Nove è preso in una forbice tra il bisogno di approvazione e il bisogno di disobbedienza, è presente il dilemma tra il desiderio di comportarsi correttamente e quello di infrangere le regole.
Ai Nove appartiene il peccato mortale dell’accidia, perché l’abitudinarietà sottrae energia e attenzione ai veri desideri.
I Nove sono efficienti e produttivi all’interno di una struttura che li fa sentire al sicuro.
Se il Nove ha tempo ed energia a disposizione, i veri bisogni cominciano ad affacciarsi. Perciò, per autoescludersi, assume impegni su impegni portandone a termine ben pochi. Le priorità vengono spesso dimenticate a causa dell’incapacità di distinguere tra essenziale e inutile.
I Nove prendono senza lasciar andare, sono tenacemente attaccati al passato e non hanno tempo per il presente. Nella versione evoluta, l’accumulo diventa la capacità di assorbire cumuli di informazioni sulla materia prediletta.
Il Nove occupa la posizione centrale di tre tipi-rabbia (Otto-Nove-Uno): è il punto dell’aggressività passiva, in cui la rabbia è allo stato latente. Tendono a trattenere la rabbia inespressa finché il livello di irritazione li costringe a passare all’azione. Esprimere la rabbia è un grande sollievo, un litigio è l’apice di un lungo periodo di repressione e interiorizzazione.
L’inerzia è una legge della fisica secondo la quale un corpo in stasi tende a rimanere in stasi: arrivato a questo punto ha bisogno di un aiuto esterno e si rianima accodandosi all’entusiasmo altrui.
I Mediatori assumono gli interessi e i bisogni del compagno come se fossero propri rischiando di annullare il proprio punto di vista; il Nove evoluto ha l’effettiva capacità di conoscere l’altro nel profondo, sa ascoltare senza giudicare.
Cercano la persona ideale con cui fondersi completamente; la fine di un rapporto è sempre dolorosa perché c’è il senso di amputare una parte di se stessi. Per questo tendono a prolungare i rapporti anche dopo che il succo è stato spremuto.
E’ tipico dei Mediatori avere più energia per gli altri che per se stessi.
Fattori di crescita: notare quando un’opinione personale non viene espressa, cercare di decidere, accorgersi di diventare cocciuti quando si viene incalzati.



Prima pagina

"L'enneagramma"
di Helen Palmer
(ed. Astrolabio)

"Enneagramma delle
idee sacre
"
di A. H. Almaas
(ed. Astrolabio)

"Studi sull'Enneagramma"
di G. Bennet
(ed. Atanor)