La persona spiritualmente immatura pensa di dover creare la felicità al di fuori di sè, credendo di poter essere felice solo se le circostanze esterne si adeguano ai suoi desideri, al contrario l’individuo spiritualmente maturo sa di essere il solo responsabile della propria felicità o infelicità, sapendo di possedere la capacità di crearsi una vita serena, prima cambiando la sua visione interiore e poi inevitabilmente avverrà un cambiamento anche all’esterno.
Il problema di base è che risulta più facile incolpare il fato, il destino, o gli altri, piuttosto che assumersi le proprie responsabilità cadendo così nel ruolo di vittima.
Il sé inferiore impone all’uomo di essere cinico ed egoista, ma invece di riconoscerlo si atteggia come se già fosse altruista – il suo adattarsi alle esigenze altrui, le sue dimostrazioni di generosità, sono solo una finzione e sono in contrasto con i suoi veri sentimenti, questa cecità lo porta a non mettersi abbastanza in discussione.

Trasformare le emozioni
Le illusioni ci accompagnano molto più spesso di quanto permettiamo a noi stessi di ammettere, illusioni che leniscono l’amarezza, che riducono i dispiaceri, che alleviano il dolore di non essere sempre come si vorrebbe; cioè all’altezza della vita e degli impegni, capaci di risolvere problemi e superare ostacoli. Quindi le illusioni e le fantasie sono solo una lente distorcente attraverso la quale si altera la propria capacità di percepire correttamente l’esistente. Se non conosciamo la nostra mente arriviamo davvero a credere di essere quei pensieri, illusioni, dubbi, certezze, stati d’animo ed emozioni che sentiamo e viviamo; non tenendo conto che è solo una modalità di risposta attuata dalla nostra mente in base a dati che ha immagazzinato in precedenza, sul vissuto di esperienze analoghe. Le abitudini, le fobie, le reazioni non controllate, tutto ciò di cui la persona è convinta, che non cambia e su cui non agisce, sono dipendenze; finchè non interviene su di esse mantiene bloccate le emozioni che vi sono registrate.

Può essere molto utile fare un elenco delle proprie qualità e dei difetti, perché lo scrivere aiuta a mettere ordine e fare chiarezza, chiedete a qualcuno che vi conosce bene cosa ne pensa di voi, gli altri possono cogliere degli aspetti che da soli non si riesce a vedere. Il chiedere aiuto in questa modalità permette di lavorare sull’orgoglio, imparando ad affidarsi agli altri. L’obbiettivo a cui si dovrebbe cercare di arrivare è di riuscire a parlare apertamente delle difficoltà, delle debolezze e dei problemi, ricevendo critiche e consigli senza per questo sentirci attaccati.

I tre difetti personali più comuni sono: volontà personaleorgogliopaura, nell’arco della giornata moltissime volte siamo manipolati ad essi, infatti vogliamo con forza che le cose vadano in un certo modo, abbiamo paura che i nostri desideri vengano frustrati e se ciò accade ci sentiamo feriti nell’orgoglio. Se non ci fosse orgoglio non ci sarebbe paura di essere feriti; se non ci fosse ostinazione non ci sarebbe la paura di rimanere frustrati.
Eseguire una revisione giornaliera può essere molto utile per portare allo scoperto questi meccanismi, perché agiamo in automatico e completamente manipolati da paura (vedi conferenza), orgoglio, egoismo:

  • abbiamo paura di ciò che più desideriamo
  • abbiamo paura di perdere il senso della nostra identità separata
  • abbiamo paura che il nostro io muoia
  • la paura di essere feriti porta a ferire

Quando l’io non si è ancora strutturato, la visione del mondo dell’individuo è irrealistica, distruttiva, ed i suoi desideri sono infantili ed immaturi. Talvolta le situazioni negative non si verificano nella realtà, ma solo nella fantasia dell’individuo, però generano ugualmente ansia, astio e risentimento perché ritenute vere.
Solo pensieri positivi generano situazioni e stati d’animo positivi, allenandosi ad osservare ciò che accade con obiettività e distacco, si arriva ad avere una visione reale di ciò che sta accadendo, non manipolata dalle proprie emozioni.
La coscienza sta male quando si accorge di aver sbagliato di aver causato dolore a qualcun altro, e sta bene nel parlare e chiarire le cose che non vanno. E’ umile, non si vergogna di far vedere la miseria in cui è caduta, e ogni volta che affronta la propria bruttezza spirituale, diventa sempre più forte come parte divina, permettendo all’amore ed alla gioia di crescere dentro di sé.

Immagini
Fin dall’infanzia si formano nell’individuo determinate idee, che dipendono dal modo in cui interpreta le esperienze vissute. Queste idee sono spesso il risultato di un modo scorretto di ragionare, perché le conclusioni a cui arriviamo sono date da reazioni emotive e quindi non c’è una visione obbiettiva ma soggettiva.
Queste conclusioni sbagliate possono essere definite immagini che poi condizionano tutta la vita se non elaborate e trasformate; sono le immagini che ci portiamo dentro che attirano verso di noi certi avvenimenti.
Da piccoli siamo portati a pensare che ciò che viviamo o sentiamo è unico, cioè che accade solo a noi e da questo ne deriva che proviamo un senso di vergogna, ed a causa di questo abbiamo rinnegato il vissuto nell’inconscio e ciò ha impedito ad una parte della personalità di svilupparsi e maturare, in quanto intrappolata nello schema di dolore e di frustrazione.
Gran parte del senso di vergogna dipende dal fatto che manteniamo segreto, anche in età adulta, ciò di cui ci vergogniamo e questo alimenta ancora di più il conflitto, caricandolo moltissimo emozionalmente, invece riuscire a parlarne condividendolo è indispensabile per relativizzarlo e fargli perdere forza e valore.
E’ molto importante cercare di trovare le “immagini” presenti dentro di noi e per farlo basterà osservare ciò che accade all’esterno, se ci sono situazioni conflittuali che si presentano spesso significa che lì c’è un blocco, un’attitudine mentale sbagliata, una resistenza che porta a ripetere sempre gli stessi errori. E’ necessario scoprire il denominatore comune, osservando in modo onesto ed obbiettivo tutte le reazioni, anche quelle più sottili, alle quali di solito non prestiamo attenzione, la consapevolezza deve espandersi prendendo coscienza di ciò che si nasconde nel nostro inconscio.
Per agevolare questo processo è molto utile la meditazione, perché quando si riesce a fare il vuoto mentale, possono arrivare inside per capire meglio chi realmente siamo, al di là di ciò che pensiamo di essere.

E’ indispensabile che le emozioni infantili, da lungo tempo represse e dimenticate, riemergano nella coscienza, in modo che possiamo riviverle in tutta la loro intensità, realizzando che le attitudini, le emozioni ed i bisogni che avevamo da bambini, allora del tutto giustificati, oggi non lo sono più. In età adulta il rimanere agganciati a questi schemi ci portano a vivere in un’infelicità profonda che infligge continue pene anche agli altri, perché vengono attuati meccanismi manipolativi per ricevere le attenzioni infantili di cui sentiamo di non poter fare a meno, in ogni adulto esiste una parte infantile che vuole essere amata in modo esclusivo, pensando che tutto le è dovuto.

L’immagine ideale
Quanto più ci identifichiamo con la nostra immagine ideale, tanto più grande è la delusione quando le circostanze della vita non ci permettono più di tenerla in piedi.
Ci sono delle parti di noi che sono coscienti di non essere all’altezza della loro immagine ideale, e che si fanno abbattere da questa consapevolezza: si disperano e sono presi da un senso d’impotenza e d’inferiorità, la vita risulta sempre permeata da un senso di fallimento. Il primo passo è di accettarci così come siamo, con la consapevolezza di avere dei pregi e dei difetti e quindi smettendo di lottare contro delle parti di noi, ma semplicemente accettandole e lasciandole parlare. I sensi di colpa, la vergogna, il senso di fallimento e di frustrazione, la mancanza di libertà interiore, sono tutti sintomi che l’immagine ideale è al lavoro. La tirannia dell’immagine ideale è basata sulla falsa vergogna e sui falsi sensi di colpa, che nascono quando non riusciamo ad essere alla sua altezza. Inoltre, l’immagine ideale genera anche dei falsi bisogni, quali il bisogno di gloria, il bisogno di trionfare e quello di soddisfare la propria vanità. Lo scopo dell’immagine ideale sarebbe quella di darci sicurezza e fiducia in noi stessi, e quindi felicità e piacere; ma quanto più essa è forte, tanto più la nostra autostima è precaria. Dal momento che non possiamo mai essere alla sua altezza, l’opinione che abbiamo di noi stessi peggiora sempre di più. La prima cosa da fare è cercare di mettere da parte il sé ideale, al fine di non essere perennemente insoddisfatti ed in conflitto con se stessi.
Importante domandarsi quali sono i malintesi responsabili delle varie emozioni negative che proviamo: odiopauramalignitàorgoglio… e cercando di far emergere la parte che si è sentita ferita o che non è stata ascoltata e quindi questo ha portato a vivere determinate sensazioni.
Quella che deve morire è solo l’immagine che abbiamo di noi stessi, mentre ciò che sopravvive è il nostro vero Sé, per fare questo occorre essere fluidi, aperti alla vita, ponendoci di fronte ad essa con meraviglia, stupore, solo così è possibile scoprire le bellezze dell’universo; perché non cristallizzati in idee preconcette.

Il dolore delle pseudosoluzioni
Al fine di sopravvivere attuiamo delle risposte che la maggior parte delle volte non ci portano ad essere felici, in quanto sono solamente strategie di sopravvivenza. E’ necessario capire qual è il meccanismo che attuiamo per rispondere all’ambiente: vittima – carnefice – salvatore (vedi conferenza), ma nessuna di queste modalità è corretta.
Ad esempio la pseudosoluzione di adottare un atteggiamento sottomesso, debole e dipendente al fine di ottenere affetto e protezione, si rivelerà inefficace, perché la continua dipendenza genera paura e debolezza che fanno ulteriormente diminuire la propria fiducia.
Tutte le pseudosoluzioni ( dipendenza, dominare, aggressività…) arrecano immenso dolore a noi stessi e a chi ci circonda ed esse sono incorporate nell’immagine ideale che abbiamo di noi stessi. Il semplice esercizio di osservare con costanza le emozioni e le reazioni distorte ed immature, indebolisce il loro impatto ed innesca un processo di trasformazione, è la mancanza di consapevolezza crea un clima interiore di vittimismo.

L’individuo che vuole trovare la risposta al problema della negatività, ha bisogno di conoscere se stesso;
la totalità di se stesso. Deve implacabilmente conoscere tutto il bene che può fare e tutti i crimini
che è capace di compiere, e deve fare attenzione a non considerare il primo reale, ed i secondi illusori.
Ambedue fanno parte della sua natura, ed ambedue sono destinati a venire alla luce se egli si impegna,
come dovrebbe, a vivere senza ingannare e senza illudere se stesso.

C.G. Jung

Sabotatore interno
Nelle aeree in cui ci sembra di essere sfortunati deve essere all’opera una forte corrente-no (sabotatore), e quando quest’ultima rimane nascosta, senza saperlo, ci troviamo nella posizione di boicottare la realizzazione dei nostri desideri.
Il lavoro per scoprire i malintesi e le immagini sviluppatesi nella nostra infanzia è importante, ma perché si possa veramente incominciare a diventare persone mature in grado di soddisfare i propri bisogni, è necessario identificare le correnti-no che agiscono nella nostra vita.
Proviamo ad analizzare il perché quella cosa che tanto desideriamo non si realizza, ponendoci la domanda di come mi sentirei se si attuasse, è probabile che alla base ci sia un pensiero inconscio tipo: non lo merito – non sono capace – la paura del cambiamento… Il riconoscere il blocco inconscio che sta all’origine permetterà di raggiungere l’obbiettivo perché ci sentiremo meritevoli di tale successo.
Quando scopriamo che siamo noi stessi a dire no alle cose che più desideriamo, non è più possibile vivere nella paura, nell’insicurezza nel malinteso di essere inferiori e sfortunati. Ogni attitudine negativa è direttamente collegata ad una certa immagine, ed a causa di essa l’uomo respinge, teme e rinnega, proprio ciò che desidera e così l’immagine finisce con l’essere confermata. Dovrà essere trasformata questa attitudine negativa, al fine di non aver niente da temere dalla loro realizzazione.
Non è necessario forzare le cose, se siamo nella verità ed operiamo in armonia con le forze cosmiche, la corrente-si porterà a realizzare i nostri desideri.

Quando scoprite che risulta impossibile superare un certo atteggiamento negativo, è importante vedere anche in cosa da piacere, perché c’è sempre un vantaggio secondario nelle nostre azioni, e questo è utile per uscire da quel dolore che si pensa provenga dalla situazione esterna ma che forse è solo la nostra modalità per chiedere aiuto o ricevere amore:

1. Trovare, determinare, riconoscere, osservare ed accettare le attitudini negative che esistono in voi
2. Prendere coscienza di cosa sentite quando create negativamente e di quali vantaggi ottenete
3. Vagliate le conseguenze delle vostre creazioni negative e di come questo si riversa anche sugli altri.

I ruoli che vengono adottati contengono proprio quegli aspetti che con tanta cura cerchiamo di dissimulare, ad esempio se temiamo il giudizio significa che tendiamo a giudicare…

Accanto ad un lavoro psicologico e di defusione emozionale è necessario affiancare un percorso di crescita spirituale, perché solo così le proprie preoccupazioni diventano sempre meno importanti, si scopre un calmo centro interiore, che esiste sempre anche quando l’io cosciente è immerso nelle sue ansie e nelle sue paure. Arrivare a capire che ci può essere un problema, ma non siamo il problema. Ampliare le proprie conoscenze per arrivare a comprendere quanto c’è al di là del semplice aspetto umano, di quanto è complesso ed affascinante l’universo e di quanto può essere più gratificante distogliere lo sguardo dal nostro “piccolo io”ed aprirsi ad una visione più ampia della Vita.

Per approfondire "Il Male e come trasformarlo" di Eva Pierrakos ed. Crisalide
Fai funzionare bene la mente – conosci le meccaniche mentali e risolvi i problemi della vita”
di Fiorella Rustici
Ed. Macro edizioni

Immagine sfondo Copyright Kjun


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