


Riporto una sintesi di questo libro che ho trovato veramente molto interessante,
offre moltissimi spunti di riflessione e chiavi per poter affrontare e portare
Amore e Consapevolezza su ferite primarie.
Ne consiglio caldamente la lettura a tutti colori che desiderano
imparare ad amarsi e rispettarsi.
L'importanza del momento della nascita
La tendenza alla violenza e all’autodistruzione sembra abbia origine dagli eventi traumatici avvenuti durante la vita prenatale, al momento della nascita o immediatamente dopo la nascita.
Stress violenza, rifiuto o mancanza di nutrimento inducono nel cervello dell’embrione la capacità e le strategie utili per rispondere a questi stimoli. Diarrea scarso appetito, rifiuto del cibo nel neonato possano costituire un tirarsi indietro ‘naturale’ di fronte a condizioni di vita a prima vista inaccettabili.
Il momento del parto è molto importante e a seguito della separazione e dell’allontanamento dalla madre e/o dell’interferenza da parte di altre persone nel primo contatto con lei, si arriva al punto che tutti portano dentro di sé un piccolo bambino interiore ferito sebbene profondamente rimosso e scisso. Finchè non si riprende contatto con lui, si fa inconsciamente agli altri, quello che è già successo: separare. Se questo profondo bisogno di essere portato addosso alla madre non viene riconosciuto, si turba in modo radicale il senso di appartenenza.
La gioia di essere madre, nonostante i buoni propositi e il migliore inizio, può essere offuscata se il bambino appena nato risveglia in lei il dolore – fino allora rimosso – per tutto ciò che le è mancato nel periodo primale. Tutto ciò si può definire depressione post – partum. La legittima profonda tristezza che si prova ha bisogno di essere vissuta e sfogata con lacrime e singhiozzi, fino a riconoscere il bambino interiore che vuole essere accolto e tenuto in braccio proprio come il bambino appena nato.

L’origine della scissione interiore
L’influsso dei fattori ambientali durante la vita prenatale (stato emotivo dei genitori, stress, episodi gravi) lasciano nel cervello del nascituro una sorta di matrice specializzata a districarsi in tali situazioni. Tale matrice grazie ad eventi emotivamente intensi durante e immediatamente dopo la nascita, può essere rinsaldata o allentata e quindi re-impressa con nuovi contenuti e riorganizzata, ovviamente per fare ciò è necessario un lavoro terapeutico specifico.
Esperienze troppo dolorose durante la vita prenatale, e/o la nascita, intaccano la forza vitale e possono arrivare fino a spegnere la voglia di vivere. Le esperienze fatte in prossimità della nascita hanno un’influenza massiccia sulla vita futura del singolo. Se il vissuto risulta troppo doloroso, esso viene rimosso, ma continua a manifestarsi in modo indiretto, tra l’altro anche in un comportamento inappropriato verso i neonati.
Il bambino che ha dovuto affrontare una nascita dolorosa desidera come prima cosa piangere, il pianto è un mezzo di guarigione e permette l’elaborazione dello shock subito, a patto che alla nascita il neonato venga poi accolto direttamente dalla madre e anche successivamente si trovi nelle sue braccia amorevoli. Attraverso l’espressione dei sentimenti accumulati il neonato può superare il trauma della nascita e sentirsi tranquillo e sereno.
L’essere umano viene al mondo con l’aspettativa di essere portato in braccio, il riflesso di aggrapparsi ne è un indizio. Soddisfare il bisogno di essere portato addosso dalla madre significa rispondere anche ad un altro bisogno primario il senso di appartenenza, che contribuisce a sviluppare fiducia e stima in se stessi e negli altri. Gli studi su varie popolazioni in cui le madri portano sempre il bimbo in braccio, ad esempio utilizzando teli, attestano che i bimbi sono più sereni e sviluppano un sano senso di appartenenza.
Bisogni primari
- Contatto sensoriale integro con il corpo della madre, che offre calore e sicurezza, essere stretti al petto, essere portati, succhiare il seno della madre – soddisfare la fame e la sete (riflesso di suzione)
- Essere riconosciuto e considerato come un essere umano unico, degno di amore, grazie allo sguardo ed all’attenzione della madre (riflesso di guardare il viso). Infatti quando il bimbo piccolo si trova di fronte a situazioni nuove osserva il volto della madre per vedere la sua reazione e quindi comprende se la situazione è tranquilla o meno.
L’attrazione verso la madre costituisce la prima relazione di amore nella vita di ogni essere umano. Attraverso il ri-conoscimento e la com-prensione della madre nei primi mesi di vita il neonato impara a conoscere il mondo.
Nella sua infelicità il bambino sviluppa spesso malattie ed incorre in incidenti, per ricevere più attenzioni e venire accudito. L’uso di oggetti di sostituzione comincia con il succhiotto ed il biberon al posto del desiderato seno materno, poi sarà la volta di orsetti di peluche e dolciumi in sostituzione del contatto fisico mancante – mentre l’adulto cercherà di soddisfazione con il consumo eccessivo e nell’attaccamento alla proprietà, oppure nelle realtà virtuali o nella televisione. In questo modo si cerca tutta la vita, invano, di compensare la mancanza provata.

Rapporto di coppia
Nel rapporto la donna ricerca la stima in sé – l’uomo sente il bisogno di libertà. La donna vuole sfuggire alla solitudine e cerca il contatto – quando è assieme al suo compagno, si sente amata. L’uomo al contrario si sente amato se viene rispettato il suo desiderio di distanza e libertà. Le persone che hanno rielaborato i traumi della prima infanzia non si innamorano - amano se stesse e gli altri per quello che sono. Non proiettano più sul partner il bisogno primario di connessione con la madre, e la relazione d’amore risulta così libera, profonda e duratura.
La donna, che non ha ancora elaborato la sua ferita, offrendosi sessualmente all’uomo spera di trovare conforto nell’abbraccio, nel contatto – il sentirsi al sicuro, che vorrebbe aver provato appena nata. Si atteggia quindi a debole e bisognosa di aiuto. Le donne che hanno perso la stima nel proprio valore a causa di un accudimento inappropriato da parte della madre, cercano continue conferme nel partner. Può anche accadere che la donna usa l’arma della seduzione e attira situazioni di relazioni con uomini sposati, per ricercare nel padre, la mancanza di attenzioni avute dalla madre. La donna che porta dentro di sé l’antica ferita è disposta ad accettare in silenzio situazioni dolorose.
Finchè uomo e donna, con un lavoro di consapevolezza, non si liberano di queste strutture utilizzano il partner come sostituto della madre, per colmare le loro carenze. Soltanto quando uno dei due riesce ad uscire dalla propria ‘struttura’ anche l’altro si confronta con il proprio senso di mancanza. Di preferenza cerchiamo l’unione con persone che mostrano le qualità che siamo stati abituati a delegare, che dobbiamo sviluppare o ancora riconoscere in noi stessi, siano esse sgradevoli o meno.
Chi è diventato ‘bravo’ per non perdere l’appartenenza, tende a dirigere l’odio represso verso di sé. Questo fenomeno si nasconde dietro una vita fallimentare, malattie, abitudini malsane (alcool, sigarette, droghe bulimia, anoressia).
Riproponiamo agli altri ciò che noi stessi abbiamo dovuto subire: l’uomo che è stato ferito nell’infanzia lo fa di preferenza tramite il comportamento sessuale, attraverso relazioni fugaci con molte donne. L’impulso di ricorrere alla violenza, è legato al risvegliarsi dentro di sé del sentimento provato in passato, che aveva rimosso insieme alle esperienze dolorose.
In generale si è potuto osservare che una relazione traumatica con il padre è praticamente sempre il riflesso di una prima relazione traumatica con la madre.
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