
Le tecniche di meditazione o comunque
di rilassamento hanno lo scopo di immergersi in se stessi
per svuotarsi ed andare al di là dei pensieri -
unico modo per entrare in contatto con la propria voce interiore.
Innanzitutto la voce interiore non è
una voce, bensì un silenzio. E’
una voce che non dice nulla! Mostra qualcosa ma non dice nulla,
se stai ascoltando qualcosa dentro di te, non è la voce
interiore, perché tutte le voci provengono comunque dall’esterno,
solo il silenzio scaturisce dall’interno. Se
desideri fare qualcosa e la voce interiore ti dice di non farlo,
non è la voce interiore che parla, ma il tuo condizionamento,
il giudizio che metti ad una determinata situazione in base
ai valori, agli insegnamenti ricevuti, agli schemi di pensiero.
Quindi non si tratta di voce interiore, ma di coscienza sociale
e questo è importante per capire che molte volte prendiamo
delle decisioni credendo che siano dettate dalla nostra interiorità,
mentre sono il risultato di ciò che siamo e ciò
in cui crediamo.
Siamo realmente in contatto con il silenzio interiore quando
vogliamo fare qualcosa e ci sentiamo pervadere da una sensazione
di impassibilità, quando si apre un vuoto e l’energia
sembra arrestarsi, non c’è nessuna voce che dice
“di non farlo” senti solo un silenzio interiore
che ti pervade e ti fa vivere ciò che è essenziale
comprendere e fare.
Di seguito è riportata una storia realmente
accaduta che rende bene l’idea di quanto espresso sopra:
“Un grande
monaco buddhista di nome Nagararjuna, stava passando per un
villaggio e l’Imperatore che lo incrociò - che
era un suo seguace - gli donò una ciotola d’oro
tempestata di diamanti. Dal momento che il monaco era un fachiro
nudo si notava l’oggetto sul suo corpo, ed un ladro che
passava di lì si chiese cosa mai ci facesse con un oggetto
così prezioso. Il ladro decise di seguirlo per vedere
dove si sarebbe rifugiato per prendergli poi nella notte il
prezioso oggetto, il monaco trovò riparo in un monastero
in rovina e percepì la presenza del ladro appostato dietro
un muro e gli disse: “E’ meglio che tu entri a prendere
ciò che desideri, così potrò dormire in
pace, tanto la prenderesti comunque perché non dovrei
dartela? Penso sia meglio consegnartela direttamente, non vorrei
fare di te un ladro: in questo modo è un dono”.
L’uomo entrò stupito e incredulo e chiese al monaco
cosa poteva fare per non essere attaccato ai beni materiali
come lo era lui - dicendogli che lo aveva fatto sentire molto
povero - il ladro continuò dicendo che aveva incontrato
mistici e santi che gli avevano detto di non rubare, ma era
più forte di lui. Il monaco rispose che nessuno può
dire ciò che non deve essere fatto, e disse al ladro:
“Vorrei dirti solo una cosa: va per la tua strada, fai
qualunque cosa tu senta di fare, ma sii consapevole e stai all’erta!
Non fare nulla inconsapevolmente, meccanicamente, come un automa”.
Dopo qualche giorno il ladro tornò, dicendo che non riusciva
più a rubare perché un attimo prima che stesse
per farlo si era osservato e non riusciva più a compiere
ciò che aveva fatto per tanti anni - “Mi sono fermato,
ho osservato e quando sono diventato silenzioso non sono riuscito
più a muovermi - mentre prima quando agivo inconsapevolmente
non c’erano problemi”. Il monaco gli rispose che
ora stava a lui decidere se portare la consapevolezza nella
propria vita o continuare a fare il ladro. Quest’ultimo
rispose che ormai aveva capito, percepito, vissuto cosa voleva
dire essere consapevoli e non poteva più far finta che
ciò non fosse accaduto.”
La voce interiore non è una voce, ma
un fenomeno energetico. Se si è alla mercè della
consapevolezza, immersi nel silenzio, ciò che si fa è
giusto, qualunque cosa non sia giusta non si riuscirà
a farla.
La consapevolezza consente di fare solo ciò che è
giusto. Il segreto perché ciò avvenga è
cercare di uscire dal turbinio della mente, immaginare
di aprire una porta ed uscire da ciò che stiamo
vivendo e sentendo come reale - la mente è il buio, è
l’intero problema, se desideri risolvere la situazione
devi uscire e vedere il tutto da un’altra prospettiva.
Se si continua ad osservare il contenuto della mente, arriva
il momento in cui all’improvviso ci rendiamo conto che
l’unica cosa che possiamo fare è aprire la porta
ed uscirci. Nessun problema ci appartiene in realtà,
però noi possiamo identificarci con qualsiasi cosa desideriamo,
anche il dolore e la sofferenza, ecco quindi come creiamo la
sensazione di avere così tanti problemi.
La morte della mente è la nascita
dell’osservazione: attenta e presente sono l’inizio
della propria evoluzione, a quel punto la luce non sarà
lontana - quell’osservazione consapevole è la Luce!
Adattato dal libro “Cogli l’attimo“
di Osho