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LA CRISTALLOTERAPIA
L'utilizzo dei cristalli a scopo terapeutico
appartiene ad una antica conoscenza sapienzale umana,
sfruttata da molti popoli in tutto il mondo (cultura
Maya, popolazioni celtiche, tradizioni mesopotamiche ed egizie,
nativi americani, aborigeni australiani, cultura indiana e tibetana,
ecc
). In occidente le virtù curative dei cristalli
sono tornate in auge grazie al movimento di pensiero definito New
Age.
I cristalli sono dei catalizzatori di energia ed agiscono secondo
i principi della medicina quantica,
basata sul fenomeno di risonanza delle vibrazioni energetiche.
Prima di utilizzare un cristallo è generalmente consigliato
eseguirne la cosiddetta "purificazione",
i cui metodi sono differenti a seconda degli autori: passarli per
qualche minuto sotto acqua corrente (meglio se di un ruscello), tenerli
qualche ora o tutto il giorno in acqua e sale, seppellirli sotto terra
o in un recipiente con argilla verde per un giorno intero o per tre
giorni a partire dal terzo giorno antecedente la Luna Nuova, esporli
alla luce solare o lunare.
Quando si parla di cristalli, la pietra per eccellenza è il quarzo ialino (o cristallo di rocca), pietra semipreziosa
la cui trasparenza e le forme evocative che si trovano in natura (quarzi
terminati, biterminati, famiglie ecc
) rimandano al processo
di evoluzione dell'essere umano.
L'uomo che segue un cammino di conoscenza e realizzazione evolve dalla
sua natura animale grezza a una dimensione spirituale superiore, le
fasi di questa evoluzione sono simboleggiate dalla graduale scomparsa
delle impurità presenti alla base di ogni cristallo (laddove
era ancorato alla roccia) mano a mano che ci si avvicina alla punta,
che a sua volta rappresenta il ritorno all'Unità.
Il quarzo ialino, in virtù delle sue proprietà di trasparenza
e risonanza, può essere "programmato", può
cioè ricevere le immagini mentali di uno scopo che vogliano
ottenere (guarigione di una malattia, di una relazione, di una situazione
familiare, ecc
) grazie ad una accurata focalizzazione del nostro
intento all'interno della forma cristallina. Se utilizzato in questo
modo è importante ricordarsi di ringraziare l'essenza spirituale
della gemma che ci aiuterà nel nostro intento
LE
MODALITA' DI UTILIZZO
L'uso dei cristalli è variegato; a seconda degli scopi, infatti,
possono essere:
usati in meditazione collocandoli di fronte alla propria figura
- portati con sé in tasca o in borsa
- appesi al collo
- utilizzati come braccialetti curativi
- posizionati con un pezzetto di cerotto sulla zona corrispondente
al chakra su cui vogliamo agire (questo vale per le pietre
di piccole dimensioni
e per alcune collocazioni quali per lo più ventre, ombelico, plesso
solare)
- collocati sui chakra, da sdraiati, nell'ambito di vere e proprie sedute di cristalloterapia
- usati in sedute terapeutiche o meditative creando delle figure
spaziali secondo leggi di geometria sacra; all'interno
di queste architetture è possibile stare sdraiati o seduti in
meditazione
- potenziati dal passaggio di frequenze cromatiche specifiche proiettate sull'organismo(ved. Lettino Psicotronico
di Vogel, penna cromatica)
- assunti oralmente in "elisir" a base idroalcolica,
dopo adeguata infusione
(come ad es. negli elisir Arkadia
Kristal, preparati con un metodo analogo a quello utilizzato
per i Fiori di Bach)
- alloggiate per un tempo determinato in preparati di
crema base che in tal modo vengono ad assorbirne le vibrazioni,
tali creme acquisiscono le potenzialità terapeutiche delle gemme
e possono essere utilizzate sulla pelle (ed es. per problematiche
dermatologiche o in corrispondenza delle zone riflesse di organi
interni)
- usati con metodiche originali (ad es. produzione
di suoni puri da coppe di cristallo ialino, filtri solari, pendoli,
ecc.)
LA SCELTA DEL CRISTALLO
La scelta del cristallo appropriato può avvenire in molti
modi:
- secondo la natura del proprio disturbo e la corrispondenza
con i sette chakra
- in maniera istintivo-intuitiva avendo disposizione davanti
a sé cristalli di varie specie diverse
- attraverso l'analisi con il pendolino
- con un test di kinesiologia
- con il biotensor usato in radiestesia
- con metodiche di diagnosi elettrobioenergetica (vega test,
E.A.V, ad es)
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